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sale in cucina

PER UN PUGNO DI SALE!

È PROPRIO VERO CHE IL SALE FA MALE?

La maggior parte dei cibi di cui ci nutriamo contiene di per sé un giusto quantitativo di sodio, non eccessivo. Il sodio assunto in eccesso con la dieta proviene soprattutto dal consumo di cibi che sono stati sottoposti a lavorazioni industriali attraverso l’aggiunta di conservanti, esaltatori di sapidità o agenti aromatizzanti o dall’uso del sale in cucina durante la fase di preparazione e cottura.

In quest’articolo abbiamo trattato l’argomento negli aspetti principali… ora entriamo più nel dettaglio.

Il sodio svolge un’azione di regolazione della pressione sanguigna ed è fondamentale per il funzionamento del sistema nervoso, quindi non deve mai mancare nella nostra alimentazione. Tuttavia il sopravvento di cibi lavorati, industriali, carichi di additivi e di esaltatori di sapidità ci stanno conducendo ad un consumo sempre maggiore di sodio, tanto da portare le industrie alimentari a limitarne l’uso e a creare prodotti con un basso quantitativo o addirittura senza sodio.

L’aumento di ipertensione e di tutte quelle patologie correlate è dovuto in gran parte all’abuso di sale da cucina. Come per lo zucchero (trovate maggiori spiegazioni in quest’articolo) anche il sale crea un’assuefazione portandone alla ricerca di sempre maggiori quantitativi per rendere “saporito” un piatto che oramai per il palato non lo è più. E ciò è ampiamente confermato  a livello pratico: provate per un po’ di tempo a limitare l’utilizzo del sale in cucina, all’inizio sembrerà tutto senza sapore, ma dopo un po’ il palato ricomincerà a riconoscere i sapori veri e quel piatto che all’inizio vi sembrava giusto, risulterà salatissimo!

Fabbisogno giornaliero

Per soddisfarne il fabbisogno dovremmo ingerire 1g di sale al giorno che contiene 0,4g di sodio. Il Ministero della Salute consiglia di non consumare più di 5g di sodio al giorno che equivalgono a 12g di sale. In pratica, considerando che la metà si trova dentro gli alimenti e nell’acqua di cottura della pasta-riso, ecc, in una giornata dovremmo utilizzare al massimo 6 g di sale. Quindi in un pasto principale 3 g, in media 1-1.5 g per piatto.

Sul mercato oggigiorno troviamo un’infinità di tipi diversi di sale: quale scegliere? Sicuramente quello iodato. Lo iodio è un minerale che contribuisce allo sviluppo e al funzionamento della ghiandola tiroidea in quanto rappresenta uno dei costituenti principali degli ormoni tiroidei. Condire con poco sale, ma iodato, aiuta a prevenire l’ipotiroidismo, anche nel feto.

In che modo possiamo diminuirne il quantitativo in cucina?

  • Preferendo metodi di cottura che concentrino il sapore ( es. cottura al vapore, al cartoccio, cottura sottovuoto).
  • Usando spezie ed erbe aromatiche che permettono di conferire sapore ai cibi.
  • Sfumando la pietanza con del vino o aceto balsamico o salsa di soia.
  • Marinando i cibi.
  • Aggiungendo il sale a fine cottura.

 

Iniziamo da subito a limitare il quantitativo di sale anche in maniera graduale, in modo che il palato si abitui a poco a poco alle giuste quantità; in questo modo anche il sapore dei cibi sarà molto più autentico e lo apprezzeremo anche di più!

 

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